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La Storia

Breve Storia
del Castello

L'esistenza del Castello risale all'anno 887. Vi si fermò l'Imperatore Carlo II, il Calvo, quando Giovanni VIII lo invitò a scendere in Italia per liberarla dalle orde saracene.

L'Epoca Normanna e i Primi Feudatari

Notizie più sicure si trovano nella Cronologia Monastica di S. Bartolomeo dove si legge che nel 1061 Ugo Malmozetto, capitano di servizio del normanno Roberto I di Loritello, nipote di Roberto il Guiscardo, dopo aver occupato il contado di Penne, vi costruì il Castello di Loreto per la contea nella quale fu investito il fratello Dragone e che fu molto importante perché comprendeva diciotto baronie fra il Tronto e Pescara.

Questo Dragone o Tassone normanno, concesse beni anche alla Chiesa, con atto del 1066 conservato nell'Abbadia suddetta: si era ancora sotto il terrore della predizione della fine del mondo, che consigliava ai feudatari di acquistarsi con opere pie, un posto di riguardo nell'altro mondo.

Mura antiche del castello
Le antiche mura di fondazione

I Benedettini e il Giudizio Universale

Si può dire che tutta la storia della feudalità di quegli anni oscuri è passata attraverso il Castello di Loreto. Ne fan fede gli antichi rogiti che registrano puntualmente tutti i Conti succedutisi al figlio di quel Dragone di nome Giovanni, a quel Berardo II, che intorno alla sua corte, raccolse oltre cinquecento frati benedettini dediti in gran parte agli studi ed alle arti.

Sicuramente in quell'epoca uno di tali benedettini affrescò, sulla parete in fondo alla chiesa di Santa Maria in Piano di Loreto Aprutino, l'Inferno, il Purgatorio ed il Paradiso secondo la visione avuta in sogno dal confratello Alberico.

Tale affresco costituisce il primo Giudizio Universale in pittura, anteriore a Giotto, ed è opera veramente di grande interesse.

Dettaglio di un affresco storico
L'arte fiorita sotto il mecenatismo dei Conti di Loreto

I D'Aquino e il Miracolo delle Rose

La storia del Regno di Napoli si innesta in quella del Castello di Loreto Aprutino con nomi di feudatari famosi per le loro gesta in queste terre. Così i D'Aquino il cui primo Conte di Loreto fu Rodolfo o Landolfo, padre di quel San Tommaso che, giovinetto, fu ospite del Castello dove operò anche il suo primo miracolo.

Secondo varie testimonianze infatti il piccolo Tommaso, che era solito riempire il suo grembiulino di cibarie da dispensare di nascosto ai poveri del paese, fu sorpreso un giorno dal padre e da un servo sul ponte levatoio mentre si accingeva ad uscire dal Castello e, invitato a mostrare cosa avesse nel grembiulino, il fanciullo rispose "solo rose per i poverelli".

E tante piccole rose infatti caddero dal grembiulino allorché il servo lo aprì. Il miracolo è ricordato in un dipinto antichissimo nella cappella votiva del Santo nella chiesa parrocchiale.

Rose rosse
"Solo rose per i poverelli..."

L'Assedio Francese e la Fine dell'Epoca Feudale

Dopo i D'Aquino vennero i D'Avalos, famiglia anche essa ricca di uomini di primo piano, come fu certamente Ferrante Francesco, signore anche di Scanno, che fu viceré di Sicilia e sposo della celebre Vittoria Colonna, caduto poi eroicamente nella Battaglia di Pavia il 24 Febbraio 1525. E poi ancora i D'Afflitto ed i Caracciolo che nel 1781 smantellarono la parte superiore del Castello usando il materiale di recupero per rinforzare le fondamenta.

Con il regime napoleonico si chiuse il periodo feudale anche per il Castello di Loreto Aprutino che fu occupato dai soldati francesi comandati dal Capitano Sermetre il quale fece cintare l'edificio con doppie mura e riparare le parti abbattute nel 1799 dal cannone usato per domare la resistenza dei loretani.

Il Capitano Sermetre era solito dopo pranzo affacciarsi per prendere il sole ad una finestra che guardava il paese, domato ma ostile. Ne approfittò il loretano Michele Ferrante, abile tiratore, che dalla strada sottostante il muro di cinta lo freddò con un colpo di fucile e quindi, raccolta nelle campagne una banda di armati, mosse all'assalto del Castello nel quale non rimase vivo nemmeno uno dei francesi della guarnigione.

Il Restauro e il Castello Oggi

Questo è l'ultimo episodio violento di cui fu testimone il Castello: esso rimase alcuni anni abbandonato subendo le ingiurie del tempo ed il saccheggio della gente del luogo finché, messo in vendita a Napoli, fu acquistato dal Gentiluomo Giacomo Chiola che con molto coraggio restaurò il massiccio edificio creando sui fianchi della collina sulla quale si erge, un bel parco.

Anche la Cappellina del Castello fu allora dotata di una statua lignea, di ignoto scultore spagnolo, raffigurante la Madonna Addolorata: ogni venerdì santo, il simulacro lasciava la sua dimora per prendere parte alla famosa processione che, com'è d'uso nei paesi d'Abruzzo, assume le caratteristiche di una sacra rappresentazione.

Dal 1996 il Castello è divenuto una struttura ricettiva, con 36 camere, una bellissima piscina, una sala banchetti e un ristorante gourmet "à la carte", conservando intatta la sua antica sagoma, con due bastioni rettangolari ai lati della facciata, il maschio tondeggiante del muro spesso oltre quattro metri ed il fossato ora ricoperto e adattato a viale.

Interni eleganti
Castello Chiola oggi: l'eleganza incontra la storia

"Da oltre mille anni, le mura del Castello custodiscono silenziose i segreti della storia, offrendo oggi un rifugio senza tempo a chi sa ascoltarli."